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Articolo di Matteo Bartocci

15/05/2019

Una prima pagina e una homepage completamente «murate». Ieri abbiamo voluto far provare a lettori e sostenitori come ci sentiamo. Qualcuno in rete si è preoccupato per le sorti del giornale, la maggior parte ha capito: quel muro ci fa sentire lontani dalle persone che ci stanno a cuore, separati da ciò che conta davvero, chiusi dietro a una barriera altissima di disinformazione, odio, approssimazione, mancanza di idee e di autenticità.

Barriere sempre più alte (sfiducia, costi) separano ciascuno di noi dal libero accesso a una vera informazione di qualità.

Quando qualche mese fa abbiamo iniziato a sviluppare questa lunga campagna siamo partiti proprio da qui: c’è un muro che cresce, nei luoghi più impensati e familiari. Ma c’è chi i muri li fa e chi li rompe. E chi rompe in amore, a scuola, a casa, al lavoro, in politica, nell’arte, non potrà mai essere ingabbiato.

«Io rompo» perciò non è solo l’indirizzo web e lo slogan della nuova campagna abbonamenti, è un vero e proprio stile di vita.

A partire da oggi, su iorompo.it troverete un gioco, una campagna abbonamenti e un crowdfunding per un nuovo modello di giornalismo indipendente. Tre obiettivi in un colpo solo: dare a tutti la possibilità di leggere un’informazione critica, indipendente e di qualità.

L’obiettivo è ambizioso: 1.200.000 euro in nuovi (nuovi!) abbonamenti digitali da sottoscrivere con un gioco che punta ad abbattere un muro virtuale da 400.000 mattoni che ci separano dalla sostenibilità del giornale.

Il cuore (esplosivo) di questa campagna è un piccolo videogame con diversi «strumenti» tra cui scegliere, da 3 a 3.333 euro. Facciamoli saltare in aria questi mattoni!

Se entro la fine dell’anno saremo riusciti ad abbatterli tutti, nel corso del 2020 lanceremo un nuovo manifesto digitale gratuito e aperto a tutti, non solo agli abbonati.

Chi rompe i mattoni, infatti, non sarà solo un abbonato al manifesto digitale (che c’è già) ma getterà le basi per quello del futuro, diventando un «patrono» dell’informazione bene comune.

Nel momento in cui il governo decide che l’informazione deve stare solo sul mercato, voi siete l’unico «mercato» che possiamo accettare.

Con questa campagna vogliamo coinvolgere la nostra storica comunità di sostenitori e i nuovi lettori in un’esperienza che li vede attivi in prima persona. Iorompo.it infatti sarà anche uno spazio pubblico per condividere le vostre preoccupazioni e le vostre speranze. Una strana sala-giochi dove fissare bersagli e condividere battaglie.

Dietro l’idea ludica c’è una riflessione approfondita sullo stato critico del giornalismo e della carta stampata. La pubblicità su carta non rende più come una volta (e a noi ha sempre portato poco) e su web i ricavi (con la vostra identità digitale) vanno tutti a Google e Facebook.

Mentre le edicole cadono come mosche, il tempo di attenzione di ciascuno di noi è frammentato su mille schermi, funzioni, app. Oggi tutti gli editori cercano di raccogliere abbonamenti tra i propri lettori, facendo capire (piano, piano) che il giornalismo gratis non esiste. Che sono i lettori a decidere la vita e la morte di una testata.

Ma anche questo è un mercato truccato, dove il banco dei pochi grandi editori prende tutto.

Perciò scommettiamo su una strada diversa. Più rischiosa e più onesta: anche l’idea di abbonamento come proprietà privata dell’informazione (come prodotto o servizio che si acquista) è obsoleta. Le testate giornalistiche, come la cultura, l’arte, tutto ciò che è bello e cambia il presente, devono essere sostenute non solo da chi è abbonato ma anche dai «patroni».

I «patroni» del «manifesto» sono una comunità di persone che crede in un giornalismo indipendente e professionale, accessibile a tutti e attivo tutti i giorni e in tutti i campi, dal locale al globale. Persone che hanno a cuore le sfide che attraversano il mondo e comprendono il valore dell’informazione critica con il potere politico ed economico.

Essere un «patrono» significa, soprattutto, scommettere sulla libertà della rete e sulla circolarità dell’informazione, contro gli algoritmi proprietari e il commercio su scala mondiale dei dati personali di miliardi di persone.

I «patroni» sostengono il manifesto perché sanno che non ha padroni, è autogestito da chi ci lavora e persegue la massima integrità in ciò che scrive e in ciò che è realmente al proprio interno.

Sembra impossibile e per riuscirci dobbiamo rompere. Ma tanto.

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