I conti del manifesto

Da sempre pubblichiamo tutto sul sito del giornale. Ma se sei qui è perché vuoi saperne di più dei nostri bilanci.

La nostra cooperativa nasce nel 2013 ed è formata dalla maggior parte dei giornalisti e dei poligrafici della cooperativa “storica” del manifesto, finita in liquidazione coatta amministrativa nel 2012.

Nonostante la difficilissima fase di startup iniziale, abbiamo sempre chiuso i bilanci in attivo. Un risultato non scontato, visto che abbiamo iniziato questa nuova-vecchia avventura senza un euro in banca e senza contributi pubblici per i primi due anni (li abbiamo ricevuti infatti solo alla fine del 2014). Un’avventura garibaldina, partita perfino con l’handicap dell’affitto della testata a 26mila euro al mese dai commissari liquidatori.

Grazie ai lettori, alla fine del primo anno siamo riusciti a rafforzare il giornale in edicola e rilanciarlo nelle edizioni digitali, con un primo crowdfunding da 47mila euro che ci ha consentito di rifare il sito e le app del quotidiano da cima a fondo.

Nel frattempo, dopo oltre due anni di duro lavoro, siamo riusciti a ricomprarci la testata mettendola in sicurezza per sempre.

Il 15 luglio 2016, infatti, potevamo annunciare la firma definitiva dell’atto di acquisto della testata il manifesto e del suo archivio storico dalla liquidazione. Un’operazione da più di 1 milione di euro che abbiamo raccolto anche grazie a migliaia di lettori con una campagna di donazioni straordinaria da 476mila euro (miriprendoilmanifesto.it) e autotassandoci per oltre 160mila euro.

Negli ultimi tre anni abbiamo potuto così investire tutto sul giornale, che ha trovato per la prima volta nella sua lunga esistenza (siamo in edicola dal 28 aprile 1971) un proprio equilibrio economico e finanziario, prima garanzia di indipendenza da padroni e padrini.

In 48 anni il quotidiano non ha mai perso un giorno in edicola.

Oggi, a causa dei tagli al fondo per il pluralismo decisi da Lega e 5 Stelle, questo equilibrio è a forte rischio.

Non abbiamo altra scelta se non rilanciare e, ancora una volta, dire la verità a lettori e sostenitori.

La cooperativa del nuovo manifesto

Il nuovo manifesto società cooperativa editrice è una cooperativa giornalistica a mutualità prevalente: tutti i dipendenti (sia giornalisti che poligrafici) sono soci della cooperativa e partecipano direttamente all’elezione delle cariche sociali (consiglio di amministrazione) e del direttore del giornale secondo il principio una testa, un voto.

Per statuto la cooperativa è autogestita dai soci e non ha scopo di lucro: tutti gli eventuali utili rimangono all’interno della cooperativa.

Il manifesto è l’unico giornale nazionale, tra quelli che ricevono il contributo pubblico, a essere contemporaneamente editore e unico proprietario della testata.

Nonostante una gestione più che oculata e l’attenzione assoluta ai conti, senza contributo pubblico il manifesto, almeno nella forma che conosciamo, è destinato a finire.

E’ anche grazie al contributo pubblico che riusciamo a portare il giornale nelle edicole di tutte le regioni e città italiane (isole escluse, ahinoi, nonostante i tentativi).

E’ anche grazie al contributo pubblico che tutti i dipendenti della cooperativa sono assunti in base ai contratti nazionali e a tempo indeterminato.

E’ anche grazie al contributo pubblico se tutte le nostre entrate e uscite sono tracciate e certificate da società indipendenti. Da questo punto di vista, la cooperativa è una casa di vetro.

E’ anche grazie al contributo pubblico se il nostro sito è privo di pubblicità e all’avanguardia nella difesa della privacy e dei vostri dati personali, accessibile a tutti previa registrazione.

Proprio perché riceviamo fondi pubblici, vogliamo gestirli al meglio e al solo profitto dei lettori.

Purtroppo, invece, il governo ha previsto già dal 2019, dopo una franchigia di 500mila euro, un taglio del 20% del contributo, che cresce dal 2020 al 50%, al 75% nel 2021 fino all’azzeramento totale dal 2022.

Grosso modo, per noi si tratta di una perdita improvvisa di quasi 7 milioni di euro in tre anni, circa 600mila euro quest’anno, 1,2 milioni nel 2020, quasi 2 milioni nel 2021 e 3 milioni nel 2022.

Trovare nuovi ricavi o tagli sostenibili per 7 milioni in poco più di mille giorni è un’impresa (quasi) impossibile perfino per noi, che ne abbiamo viste tante.

I nostri conti

Vi raccontiamo un po’ meglio l’ultimo bilancio approvato, quello del 2018. A luglio, quando approveremo quello del 2018 ne daremo come sempre conto sul giornale e aggiorneremo anche questa pagina per i sostenitori/patroni.

Il manifesto oggi ha 52 dipendenti: 38 giornalisti (di cui 3 praticanti) e 14 poligrafici. Tutti assunti a tempo indeterminato e in base ai rispettivi contratti nazionali (Fnsi-Fieg e Poligrafici).

Gli stipendi sono al minimo contrattuale e uguali per tutti a parità di orario di lavoro.

Il giornale è autogestito ed elegge democraticamente i propri amministratori e la sua direzione. Attualmente è amministrato da 5 persone (i giornalisti e soci Andrea Fabozzi, Alessandra Barletta, Matteo Bartocci, Simone Pieranni e il nostro collaboratore Luigi D’Ulizia) tutti i consiglieri sono stati eletti dai soci a scrutinio segreto.

La cooperativa non può distribuire utili ed è relativamente ben patrimonializzata: il capitale sociale supera i 125mila euro mentre il patrimonio netto, incluse le riserve, supera i 2,3 milioni di euro.

Nel 2018 il fatturato del manifesto, senza il contributo pubblico di 3 milioni di euro lordi, ha superato i 4,5 milioni di euro (4.574.530 euro).

Così composti:

  • edicola e abbonamenti postali: 3.688.793 euro
  • pubblicità su carta: 530.241 euro
  • pubblicità su sito: zero
  • abbonamenti digitali: 337.380 euro
  • altri ricavi editoriali: 18.208 euro

Le vendite certificate ADS per il 2017 (certificato numero 8588 del 18/12/2018) sono state pari a 10.567 copie giornaliere e una diffusione media giornaliera di 10.851 copie.

Nel dettaglio:

  • 8.047 copie in edicola
  • 27 vendite di altro tipo (strillonaggi durante le manifestazioni)
  • 787 abbonamenti postali
  • 241 omaggi
  • 43 copie all’estero
  • 1.706 abbonamenti digitali pagati (quelli omaggio non li conteggiamo)

I costi sono stati superiori ai 7 milioni di euro (7.336.848 euro).

Le maggiori voci di spesa sono:

  • 2,5 milioni di euro di costi per carta, stampa, distribuzione, poste e trasporti
  • 2,5 milioni di euro di costi per il personale (i nostri stipendi sono al minimo, meno di 50mila euro costo-azienda medio a dipendente)
  • i restanti 2 milioni circa sono per le spese generali, le edizioni digitali, le agenzie, i collaboratori, l’affitto della sede, etc.

Grazie ai 3 milioni circa di contributo pubblico, il bilancio 2018 alla fine si è chiuso con un utile post imposte di 295.975 euro. Il manifesto è in attivo dal 2014.

A parte un residuo di 100mila euro di mutuo con Banca Etica (acceso nel 2015 per finanziare almeno in parte l’acquisto della testata) la cooperativa non ha altri debiti.

È evidente che per il taglio del fondo per il pluralismo entrato in vigore dal 1 gennaio di quest’anno, dovremo quanto prima tagliare i costi principali, cioè gli stipendi e le spese per l’edizione su carta (diffusione, tiratura, etc.).

Già quest’anno, facendo economia, dovremo provare a recuperare 50mila euro al mese (600mila euro in tutto), ma dal 2020 l’impresa raddoppia e diventa subito verticale: dovremo trovare altri 100mila euro al mese o spendendo di meno o incassando di più. In entrambi i casi è un’impresa disperata.

Se non abbattiamo tutti insieme questo muro non ce la faremo.

Ecco perché 400.000 mattoncini da 1.200.000 euro.

Scommettiamo su di voi e su di noi. Su un nuovo modello di giornalismo. Abbiamo molte altre pagine da scrivere.

Questa storia continua.