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“Diciamo la verità: l’idea non è proprio nostra.
Un giorno ho sentito la storia di questa ragazza che si metteva nelle piazze e ho detto a Fede: “Ti va se ci mettiamo davanti al ponte Trilussa ad ascoltare le storie della gente?”. E così lo abbiamo fatto.
Abbiamo preso la frase di Baricco: “Non sei fregato veramente finchè hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla”, l’abbiamo scritta su dei cartoni per chiedere alle persone di raccontarci le loro storie, ed eccoci qua, sedute, che sembriamo due pazze.
Abbiamo rotto la nostra confort zone, perché mica è facile starsene qui. Però ci siamo rese conto che diamo la possibilità alle persone di essere ascoltate.
Alla fine ci dicono spesso grazie per questo, perché li ascoltiamo. Ma siamo noi le prime a ringraziare, perché qualunque storia ci raccontino, anche quelle più semplici, ci lascia comunque qualcosa, ci restituisce un pezzetto di felicità. È difficile uscire dal proprio schema: ognuno di noi vive in una bolla.
Mettersi in ascolto è un po’ rompere gli schemi della nostra società, che ci impone di andare per la nostra strada, di essere anche molto individualisti.
Qui creiamo un contatto, riusciamo a connettere, anche fisicamente, le persone che fino a due secondi prima neanche si conoscevano.
E noi torniamo a casa piene, in positivo e in negativo, piene di storie, quasi sopraffatte, che a volte viene quasi da vomitare per quanta vita che ti è entrata dentro”.

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