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“Nel 1977 ero nel Michigan per motivi di studio. Una sera invitai a cena un’amica afro-americana e
il giorno dopo la proprietaria dell’appartamento mi chiese di fare le valigie e di andare via subito.
La mia “colpa” era stata invitare a casa una donna nera.
In quel momento ruppi con il nazionalismo e compresi che la lotta per i diritti deve essere globale,
capii che noi palestinesi dobbiamo unire la nostra lotta per la libertà alle lotte per la libertà degli
altri: popoli, donne private dei diritti, persone discriminate per il loro credo religioso o per il
proprio orientamento sessuale.
La lotta per la libertà e i diritti deve essere la lotta di tutti”.

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