Gli articoli del manifesto

Mano a mano che la campagna va avanti, raccoglieremo tutti i nostri articoli in questa pagina.

Buona lettura.

14 maggio 2019


il teaser su ilmanifesto.it

C’è un muro

Il muro cresce, nei luoghi più impensati e familiari. Ma chi rompe in amore, a scuola, a casa, al lavoro, non potrà mai essere ingabbiato.

Io rompo non è solo lo slogan della nuova campagna abbonamenti, è un vero e proprio stile di vita. E noi, modestamente, rompiamo. Dal 1969.

IL LANCIO DELLA CAMPAGNA IN EDICOLA IL 14 MAGGIO 2019

15 maggio 2019

Rompiamo il muro, abbonatevi tutti

editoriale di Norma Rangeri

Meno di tre anni fa, era il 15 luglio del 2016, tutti noi della Cooperativa il manifesto ricomprammo il giornale: fu un momento storico e emozionante, il coronamento di una battaglia durissima, di una lunga marcia di donne e di uomini che hanno sempre amato e difeso il loro lavoro.

Fu per noi un’impresa difficilissima che non si sarebbe realizzata senza il grande sostegno, e successo, della campagna di autofinanziamento. E pensavamo di essere riusciti a fare il miracolo di diventare, una volta per tutte, padroni della nostra storia, di aver messo al riparo il futuro del giornale e dei più giovani.

Ma avevamo fatto i conti senza l’oste, perché il nostro ottimismo, la nostra impresa, era già da tempo tra le vittime designate dei 5Stelle.

Al Movimento non piace la libera stampa, non piacciono i giornali in genere perché è nato e cresciuto usando il web. Passando dall’opposizione al governo, adesso i 5Stelle vogliono tagliarci le gambe, vogliono decidere loro, il governo, a chi distribuire i finanziamenti dell’editoria e a chi toglierli. Chi deve vivere e/o morire: come fanno i killer.

Durante la conferenza stampa di fine anno, il Presidente del Consiglio, Conte, passato da “avvocato del popolo” (auto definizione) a esperto timoniere governativo (definito così da qualche commentatore benevolo), rispondendo ad una precisa domanda del manifesto sul perché il suo governo volesse toglierci di mezzo, disse che nessuno voleva ostacolare la libera espressione della stampa.

E aggiunse che si sarebbe trovata una soluzione attorno a una tavolo di confronto, i famosi Stati dell’Editoria ai quali non siamo stati invitati, insieme ad altre testate, e che semmai servono a rafforzare l’idiosincrasia anti-stampa iscritta nel Dna dei pentastellati, sia di destra che di sinistra. E Conte non ha mantenuto l’impegno preso.

C’è un però, un ostacolo, al loro odio, alla loro antipatia: noi.

Come sa bene chi ci segue da decenni o da poco tempo, abbiamo sempre lottato durante questi 48 anni di esistenza del giornale. E non smetteremo di farlo adesso, anche se lo scontro è tra chi attacca con le cannonate e chi si difende con armi di carta.

Non ci lasceremo chiudere, romperemo il muro che vuole seppellirci buttando giù un mattone dopo l’altro, come è successo sempre grazie al contributo delle lettrici e dei lettori che hanno difeso il manifesto, un giornale di sinistra che ha un altro Dna: la democrazia, la libertà, i diritti, il lavoro, i valori fondanti della storia italiana.

Chi vuole eliminarci sa che si scontrerà con i nostri lettori. Che avranno a disposizione un serissimo gioco collettivo, Iorompo.it, una inedita testata online, la trincea da cui colpiremo e abbatteremo il muro del governo, con una campagna di crowdfounding che diventerà patrimonio di tutti.

Facendo tesoro della forza travolgente che certe volte le buone cause sono capaci di scatenare, andiamo verso uno scontro duro e il “gioco” sarà il cuore pulsante online che misurerà la pressione della nostra nuova avventura giornalistica.

Naturalmente l’invito e la speranza è di suscitare un’attiva e larga partecipazione di tutti, tre euro o mille non c’è problema: basta cliccare iorompo.it e buttare giù qualche mattoncino. D’altra parte il concetto, l’idea generale è semplice: quel che i 5Stelle ci tolgono con i tagli dobbiamo sostituirlo con la sottoscrizione per alzare un ponte, fatto di carta, di abbonamenti, di solidarietà, di partecipazione.

L’obiettivo è una valanga di adesioni per arrivare a un milione e 200mila euro in un anno.

Ogni volta che lanciamo una campagna di sostegno, ci chiediamo se ce la faremo. Pur non avendo alle spalle editori di peso, che spendono una valanga di euro per tentare di rinnovarsi, l’esperienza passata ci dice di sì.

Ma la metà delle carte del mazzo l’avete in mano tutti voi che ci leggete, e anche quelli che non lo fanno e però sono convinti che cancellare un voce democratica sarebbe un serio danno per la stessa democrazia.

Soprattutto se ad uscire dalle edicole fosse un giornale come il manifesto, foglio di storia e di attualità della sinistra in un momento di massima difficoltà proprio della sinistra. Sarebbe una mazzata per il pluralismo delle idee, per una informazione diversa, autonoma, libera, imprevedibile, anticonformista.

Non possiamo fermare la crisi della carta stampata, probabilmente irreversibile come dicono i numeri. Tuttavia possiamo provare ad arginarla combattendo la nostra battaglia di libertà, con una campagna che andrà avanti fino a quando non saremo riusciti a demolire gli ostacoli che questo governo, illiberale e xenofobo, sta alzando contro di noi.

Certo, anche Avvenire, Radio Radicale, e altre piccole testate sono nel mirino di palazzo Chigi. Ma noi siamo l’unico quotidiano di sinistra preso di mira.

“C’è chi i muri li fa e chi li rompe. Noi Rompiamo” è la bandiera con cui affrontiamo anche quest’impresa, rompete e abbonatevi, abbonatevi e rompete. In questo caso, senza più finanziamento dell’editoria, gli abbonamenti diventano le fondamenta dell’impresa stessa. Vogliamo continuare a costruire un giornalismo di qualità, condiviso, accessibile a tutti perché bene comune e perché un quotidiano indipendente è necessario come l’aria che respiriamo.

I muri sono molti, in Italia e nel mondo, e ciascuno di noi, di voi, ne ha uno che vorrebbe buttare giù. Ma forse il più pericoloso, il più difficile da smantellare è quello dell’ignoranza, come questa stessa campagna elettorale dimostra, misurandone ogni giorno la profondità.

Alle prossime elezioni gli elettori cercheranno la sinistra, una scelta non facile, peseranno sul voto molte esigenze concrete più che molte speranze.

Ma tra tutti i luoghi, le forze, i partiti in cui la cercheranno ce n’è uno, il nostro giornale, da condividere, un giornale che di tutto questo mondo, confuso e sparpagliato, sappia rappresentare le idee, i percorsi e le conquiste.

NOI ROMPIAMO – FOTO DI ATTILIO CRISTINI

15 maggio 2019

Rompere non è mai stato così bello

articolo di Matteo Bartocci

Una prima pagina e una homepage completamente «murate». Ieri abbiamo voluto far provare a lettori e sostenitori come ci sentiamo. Qualcuno in rete si è preoccupato per le sorti del giornale, la maggior parte ha capito: quel muro ci fa sentire lontani dalle persone che ci stanno a cuore, separati da ciò che conta davvero, chiusi dietro a una barriera altissima di disinformazione, odio, approssimazione, mancanza di idee e di autenticità.

Barriere sempre più alte (sfiducia, costi) separano ciascuno di noi dal libero accesso a una vera informazione di qualità.

Quando qualche mese fa abbiamo iniziato a sviluppare questa lunga campagna siamo partiti proprio da qui: c’è un muro che cresce, nei luoghi più impensati e familiari. Ma c’è chi i muri li fa e chi li rompe. E chi rompe in amore, a scuola, a casa, al lavoro, in politica, nell’arte, non potrà mai essere ingabbiato.

«Io rompo» perciò non è solo l’indirizzo web e lo slogan della nuova campagna abbonamenti, è un vero e proprio stile di vita.

A partire da oggi, su iorompo.it troverete un gioco, una campagna abbonamenti e un crowdfunding per un nuovo modello di giornalismo indipendente. Tre obiettivi in un colpo solo: dare a tutti la possibilità di leggere un’informazione critica, indipendente e di qualità.

L’obiettivo è ambizioso: 1.200.000 euro in nuovi (nuovi!) abbonamenti digitali da sottoscrivere con un gioco che punta ad abbattere un muro virtuale da 400.000 mattoni che ci separano dalla sostenibilità del giornale.

Il cuore (esplosivo) di questa campagna è un piccolo videogame con diversi «strumenti» tra cui scegliere, da 3 a 3.333 euro. Facciamoli saltare in aria questi mattoni!

Se entro la fine dell’anno saremo riusciti ad abbatterli tutti, nel corso del 2020 lanceremo un nuovo manifesto digitale gratuito e aperto a tutti, non solo agli abbonati.

Chi rompe i mattoni, infatti, non sarà solo un abbonato al manifesto digitale (che c’è già) ma getterà le basi per quello del futuro, diventando un «patrono» dell’informazione bene comune.

Nel momento in cui il governo decide che l’informazione deve stare solo sul mercato, voi siete l’unico «mercato» che possiamo accettare.

Con questa campagna vogliamo coinvolgere la nostra storica comunità di sostenitori e i nuovi lettori in un’esperienza che li vede attivi in prima persona. Iorompo.it infatti sarà anche uno spazio pubblico per condividere le vostre preoccupazioni e le vostre speranze. Una strana sala-giochi dove fissare bersagli e condividere battaglie.

Dietro l’idea ludica c’è una riflessione approfondita sullo stato critico del giornalismo e della carta stampata. La pubblicità su carta non rende più come una volta (e a noi ha sempre portato poco) e su web i ricavi (con la vostra identità digitale) vanno tutti a Google e Facebook.

Mentre le edicole cadono come mosche, il tempo di attenzione di ciascuno di noi è frammentato su mille schermi, funzioni, app. Oggi tutti gli editori cercano di raccogliere abbonamenti tra i propri lettori, facendo capire (piano, piano) che il giornalismo gratis non esiste. Che sono i lettori a decidere la vita e la morte di una testata.

Ma anche questo è un mercato truccato, dove il banco dei pochi grandi editori prende tutto.

Perciò scommettiamo su una strada diversa. Più rischiosa e più onesta: anche l’idea di abbonamento come proprietà privata dell’informazione (come prodotto o servizio che si acquista) è obsoleta. Le testate giornalistiche, come la cultura, l’arte, tutto ciò che è bello e cambia il presente, devono essere sostenute non solo da chi è abbonato ma anche dai «patroni».

I «patroni» del «manifesto» sono una comunità di persone che crede in un giornalismo indipendente e professionale, accessibile a tutti e attivo tutti i giorni e in tutti i campi, dal locale al globale. Persone che hanno a cuore le sfide che attraversano il mondo e comprendono il valore dell’informazione critica con il potere politico ed economico.

Essere un «patrono» significa, soprattutto, scommettere sulla libertà della rete e sulla circolarità dell’informazione, contro gli algoritmi proprietari e il commercio su scala mondiale dei dati personali di miliardi di persone.

I «patroni» sostengono il manifesto perché sanno che non ha padroni, è autogestito da chi ci lavora e persegue la massima integrità in ciò che scrive e in ciò che è realmente al proprio interno.

Sembra impossibile e per riuscirci dobbiamo rompere. Ma tanto.

IL LANCIO DELLA CAMPAGNA IN REDAZIONE – FOTO DI COSTANZA FRAIA

15 maggio 2019

La corsa ad ostacoli dell’informazione digitale

articolo di Shendi Veli

Apparentemente informarsi non è mai stato così semplice ed economico. Basta uno smartphone e una connessione Internet, due condizioni che oggi in Italia vengono soddisfatte da circa 50 milioni di persone. Eppure il giornalismo vive uno dei momenti più critici della sua storia. Il fenomeno non è solo italiano, parliamo di un trend globale.

Secondo uno studio pubblicato dal Wall Street Journal la metà dei quotidiani degli Stati Uniti cesserà di esistere entro il 2021. Gli unici a sopravvivere saranno quelli più avanti nella corsa al digitale. Ma c’è un ombra che incombe su questa conversione all’online: se non si può più contare sulle copie cartacee vendute, come si sostengono i costi del giornalismo? Le opzioni in gioco si contano sulle dita di una mano.

La prima, e al momento più diffusa, è la rendita delle le inserzioni pubblicitarie. I dati più recenti sull’online advertising tuttavia non promettono un futuro roseo. Secondo quanto riportato da Data Media Hub sulla base delle stime Nielsen, gli investimenti pubblicitari sui media (offline e online) degli ultimi 10 anni sono calate del 22,4%. E se la pubblicità su internet complessivamente cresce, i soldi vengono sempre più indirizzati sulle piattaforme social e sui motori di ricerca, che avendo in mano tutti i dati sui consumatori digitali riescono a garantire una migliore precisione ed efficacia dei messaggi.

Il sistema di guadagno tramite inserzioni on line inoltre acquista una certa rilevanza economica solo per le pagine web che possono offrire milioni di view, un meccanismo che ormai da anni orienta le scelte editoriali verso le notizie più «scandalose» o «sensazionali». Per chi fa approfondimento e giornalismo critico questa strada risulta quindi doppiamente sbarrata.

Il secondo modello di finanziamento invece è quello che fa affidamento sulle sovvenzioni statali. L’attuale governo ha stabilito la progressiva chiusura del Fondo per l’editoria di cui beneficia anche il manifesto, fino a farlo sparire del tutto dal 2022. Tra poco più di due anni quindi, anche la via dei contributi statali sarà impossibile da percorrere per i media italiani, nonostante il diritto all’informazione plurale sia chiaramente sancito dalla Costituzione.

Il terzo modoper tenere in vita l’informazione online, infine, è quello di farla leggere solo a chi paga. Il rapporto del Reuters Institute del 2019 indica chiaramente che il ricorso a paywall e abbonamenti è già molto diffuso tra i principali media di tutto il mondo e vedrà un progressivo incremento nei prossimi anni. Attualmente, tra le 212 testate più importanti di sette paesi, tra cui l’Italia, il 47% si serve di barriere economiche ai contenuti online, un dato che sale al 69% nel caso dei quotidiani.

Sembra che l’informazione digitale, pur partendo dalla promessa di aprire ai lettori una prateria sconfinata di dati accessibili e attendibili sui quali costruire un pensiero critico, rischi di trasformarsi in un bene di consumo, limitato a chi vuole, e soprattutto può, permetterselo. L’alternativa che resta è quella del contributo volontario da parte dei lettori che fanno la scelta etica di difendere il diritto all’informazione. In ogni caso interrogarsi sui modelli di finanziamento del giornalismo indipendente diventa più necessario che mai. Come diventa un dovere accrescere la consapevolezza della funzione vitale che la stampa libera ha per la democrazia.