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Articolo di Redazione 

17/11/2019

Care compagne e compagni, care lettrici e lettori, viviamo una fase di grande incertezza, politica e sociale.

È evidente nel mondo in rivolta disperata ovunque e con la guerra contro gli ultimi tornata d’attualità, con la disperazione dei migranti in fuga. Ed è chiaro in Italia dove, dopo esserci liberati momentaneamente del «signor voglio i pieni poteri», mentre la destra sovranista e razzista incalza i deboli processi democratici, il governo in carica vive una stagione di ‘stabile instabilità’, con una compagine incerta sui contenuti e sui modi.

Noi non aspettiamo la manna dal cielo, non vogliamo regalie.

Difendiamo il buon diritto di fare un giornale libero, indipendente, solo in parte sostenuto da fondi pubblici, come da Costituzione. Non abbiamo padrini e padroni a proteggerci, siamo una vera cooperativa, e abbiamo dalla nostra «solo» la testimonianza politica attiva, ogni giorno, dei nostri lettori e abbonati, sul giornale di carta e su web.

Consapevoli che se il taglio scellerato ai fondi per l’editoria ci sarà, oppure nel migliore dei casi, come si annuncia, il provvedimento sarà solo rimandato di un anno, la nostra capacità di produrre il manifesto, questa «forma originale della politica» (secondo le parole di Luigi Pintor), e di progettarlo nel breve e nel medio periodo – altro che futuro – sarà messa seriamente in pericolo, e con essa le già scarse sicurezza del nostro lavoro.

Ma proprio in questo momento di difficoltà palpabile, di incertezza e vuoto a sinistra, accade che da molti lettori e abbonati, e da tanti sostenitori di tante città siamo sollecitati a incontri pubblici – alcuni come a Torino e Bergamo, già si sono svolti e con straordinari risultati. Vogliono sapere non solo del destino della memoria delle lotte passate, ma anche discutere dei nuovi movimenti in corso. Sono veterani ma anche tanti, tantissimi giovani. Vogliono rompere – come quelli che hanno rotto il muro con la campagna online #iorompo – in qualche modo la solitudine di chi si ritrova a confermare ogni giorno «solo» l’acquisto della preziosa copia del manifesto.

Per questo, con la complicità di chi ci sceglie, e che magari come spesso accade ci rimprovera, non è d’accordo, ci corregge, lanciamo una campagna di sostegno diretto di «cento cene per il manifesto». Se la convivialità almeno aiuta a sostenere il quotidiano delle persone, forse può aiutare anche la piccola impresa del naviglio de il manifesto in questa epoca buia.

Cene, alle quali partecipi non solo la direzione ma le compagne e i compagni della redazione e i nostri preziosissimi collaboratori, le firme prestigiose che altrove non trovate; cene che siano insieme momento di discussione e sottoscrizione, come nell’anno della nostra fondazione nel lontano ma vicinissimo per noi 28 aprile 1971, mentre compiamo 50 anni dalla nascita della rivista e del gruppo politico. E come allora ne daremo conto, ogni volta, in prima pagina.

In fondo sono solo i nostri primi 50 anni. Non è che l’inizio.

Per adesioni e iniziative scrivere a [email protected]

 

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